Colonia ‘del ventennio’

Nel mese di dicembre 07 dopo diverse settimane di preparativi parto insieme ad un carissimo fotografo di Bologna, Alan Gardini, alla volta una colonia dalla triste storia, di cui al  momento taccio l’ indirizzo per diverse motivazioni.

Giunti sul posto e penetrati facilmente nel giardino interno, siamo accolti come sempre dalle solite faccende: vegetazione spinosa ed incolta, difficoltà nel trovare e capire i passaggi per portarci all’ interno della struttura, mantenere il senso dell’ orientamento.

Questa volta un amico ci dà una mano: il mare, poco distante, col suo frusciare ci fa da bussola.

 

La Colonia vista dalla spiaggia. Impossibile da non percepire l’ impostazione imperialista tipica del ventennio fascista.

Da notare a sinistra la croce ospedaliera

 

La giornata è solare. La luce forte di una giornata limpida ci preoccupa per le riprese interne. Infatti temiamo che l’ elevato contrasto tra la forte luce esterna e quella delle stanze semibuie possa creare bagliori e flare soprattutto con l’ impiego dei grandangolari.

Nell’ immagine qui sopra vediamo una ripresa generale dalla spiaggia nella quale si nota la croce ospedaliera che tradisce subito l’ impiego a cui fu adibita la struttura durante gli anni della guerra.

Ma un altro particolare ritrovato all’ interno ci farà sorgere nuovi dubbi.

 

Quando non si può combattere un nemico… ci si allea con lui…

Ecco come abbiamo ripiegato davanti ad una latitudine di posa impossibile da controllare. Questa immagine riguarda uno dei piani bassi dell’ edificio ed è stata ripresa dall’ interno di una camerata.

 

 

 

L’ apertura di destra è in realtà solo una finestra che dava sulla stanza dove dormiva la ‘signorina’, dalla quale ella poteva controllare i bimbi nella camerata. (E noi speriamo non il contrario!!).

Penso che per poter registrare tutte le luci di questa immagine sarebbe occorsa una pellicola con una decina di stop di latitudine… a questo punto ho esposto per le ombre e questo è stato il risultato. Esattamente dove volevo arrivare.

 

Salendo per i piani iniziano le vere difficoltà. Per l’ ennesima volta ci ritroviamo a rimpiangere di non aver acquistato dei caschetti da edilizia.

La struttura si presenta fatiscente soprattutto nelle due ali laterali molto meno ‘armate’ dello scheletro centrale, edificato sembra solo intorno al ’50 al contrario del resto della colonia che risale al 1938.

Ovunque macerie, calcinacci e buchi nei pavimenti. Procediamo raccontandoci quanto il nostro peso in realtà sia esiguo rispetto alle tonnellate che ci circondano e quanto esso poco possa influire sull’ innesco di un crollo…. ma non ci crediamo molto. Tutto questo però ci porta fino ad un punto estremo dell’ ala nord da una finestra della quale riesco a scattare questa immagine

 

La parte centrale: il refettorio sotto, e lo scheletro sopra, costruito solo intorno al 50 e mai ultimato

 

Terminata la visita alle parti esterne iniziamo a salire sullo scheletro centrale. La struttura in cemento armato si è conservata molto meglio e seppur increduli saliamo ai piani alti.

 

Da qui la vista diventa panoramica assomigliando ora molto a ciò che è visibile da Google Earth. Sullo sfondo la parte bassa dell’ edificio

 

Alan su una rampa che porta ai piani superiori. Infondo un altrio prima delle camerate

 

 

 

Come vi avevo accennato ad un certo punto la nostra attenzione viene catturata da un particolare che stravolge le nostre teorie (e non) sulla storia dell’ edifico. E’ Alan che per primo si accorge di questa scritta all’ interno di una stanza:

 

La scritta all’ interno della stanza

 

Restiamo abbastanza ‘alienati’. All’ istante la mente torna alla croce ospedaliera vista all’ esterno. Diventa quindi probabile che la colonia diventò un ospedale di guerra ma tedesco e no italiano! I dubbi si alimentano poi per giorni, fino a diventare una certezza quando tramite Silvia (a proposito: grazie Prof!!) scopriamo che la frase vuole dire: ‘Essere un tedesco significa essere fedele’.

La scritta è pennellata e sia lo stato di conservazione che la ‘perfezione’ con cui è stata dipinta lasciano dedurre l’ originalità temporale dello scritto.

Trovo questa frase come una voluta offesa agli italiani; infatti all’ epoca della ritirata nazista, passammo per traditori agli occhi dei tedeschi (ma anche di qualche nostro connazionale).

 

Stiamo indagando sulla storia della Colonia, ma nei documenti ritrovati non si discute di quel momento storico.

 

Una maniglia ancora al suo posto

 

Finalmente salendo si giunge agli ultimi piani, ancora calpestabili solo perchè costruiti in anni successivi e con altre tecniche. Dalla sommità dell’ edificio siamo riusciti a scattare questa immagine che mostra l’ intero edificio minore d’ ingresso, dove erano ubicati (secondo i documenti rintracciati) gli uffici.

 

L’ edificio d’ ingresso ripreso da quello principale

 

All’ inizio del servizio si è alluso alla triste storia di questa colonia. Il termine è sorto spontaneo una volta appurato che la struttura non ospitò mai i bambini per la quale essa sorse. O quasi.

Essa infatti fu costruita tra l’ anno 1937 ed il ’39, ma già nel ’43-’44 arrivò la guerra.

Successivamente è molto probabile che restò in disuso fino ai lavori di ristrutturazione del 1950 che però non arrivarono mai a termine e quindi sappiamo per certo che da questa data in poi non fu più utilizzata. Resta l’ incognita dal 1940 al 1943 e… che bandiera portasse come ospedale durante il conflitto.

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