Sul dramma di Karl Unterkircher

Nei giorni della tragedia di Karl Unterkircher, ‘l’ alpinista erede di Messner’, mi è capitato di discutere e di leggere su certi ‘giornali’ commenti e considerazioni assurde, spesso conditi con una cattiveria che, spesso, solo le persone inutili sanno avere.

Di tutto ciò che è stato detto posso solo accettare, ma in parte, il fatto che chi ha come scopo esistenziale quello di vivere di sport estremi non dovrebbe mettere al mondo figli.

Per il resto tutti pensieri al limite, elaborati da persone che vivono situazioni alienate, che trovano la forza per le loro congetture, solo dal numero di associati di cui la categoria gode

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Personaggi essenzialmente propensi a dividere e fondare la loro intera esistenza solo ed esclusivamente incernierandola in funzione dei problemi. O presunti tali.

 

 Per questa gente mi torna alla mente un aforisma di Oscar Wilde:

 

Il lavoro è il rifugio di coloro che non hanno nulla di meglio da fare.

 

Tornando a Karl ed agli altri due membri della spedizione, vorrei dire che non possono esser accusati di aver ‘messo in pericolo altre vite umane’.

Semplicemente perchè i soccorritori sono stati… altri alpinisti, come loro… che passano, come loro, molta parte del  tempo libero in montagna e per la montagna.

Così come ha sempre fatto Karl; che era soccorritore alpino dall’ età di 25 anni.

 

Altra accusa senza aggettivi, quella diffusa sui quotidiani, principalmente (e fortunatamente) solo nelle rubriche delle ‘lettere dei lettori’ è stata quella di accusare in generale la categoria dei pionieri, ricercatori, viaggiatori, dicendo che questa ‘gente’ certe cose se le cerca e che quando succedono questi fatti, si devono arrangiare.

Beh penso che una risposta a questa accusa non valga il logorio che dovrei esercitare sulla tastiera per scriverla.

 

Io invece penso che tutti noi, cari amici, dovremmo stare attenti, e molto, a non farci contagiare dal pensiero dominante di questa gente odierna, richiusa e drogata tra i paletti delle multinazionali, tenuta sedata e disinfettata, guidata nei sentimenti e nelle emozioni dei supermercati, delle scelte sociali, fino ai desideri ‘più intimi’ sepolti in fondo all’ anima. Gente che non deve poter desiderare, ciò che non è voluto che loro desiderino.

 

Voglio esprimere cordoglio ed immenso affetto alla famiglia ed agli amici di Karl. La passione vera, incondizionata, preclusa al mondo d’ oggi, per qualcosa o qualcuno e magari per entrambi, è sicuramente modo e motivo migliore di vivere.

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