DIDATTICA

                   

 

    L’ OBIETTIVO COME L’ OCCHIO UMANO-

CONOSCERE E SAPER IMPOSTARE I PARAMETRI FOTOGRAFICI FONDAMENTALI

 

 

Parametri come l’ apertura di diaframma, il tempo di esposizione od il valore ISO vengono utilizzati per creare l’ immagine fotografica.

Alcuni di essi, come il diaframma, riproducono meccanicamente l’ esatto funzionamento di alcuni organi che compongono l’ occhio umano, in questo caso la pupilla.

 

Essa, com’ è noto, si restringe o si allarga in funzione della luce ambientale, con lo scopo di far giungere sempre sulla retina la giusta quantita di luce al fine di permetterci di vedere l’ ambiente circostante in modo corretto senza abbagliamenti o l’ opposto.

Conosciamoli uno ad uno e capiamo come manipolarli correttamente al fine di ottenere cio’ che desideriamo dallo scatto, come una foto ad elevata nitidezza, oppure un ritratto con lo sfondo sfuocato, od un ruscello con l’ acqua sfumata per via del suo movimento.

 

IL DIAFRAMMA

In fotografia il diaframma è un foro in grado di restringersi od allargarsi per fare passare più o meno luce in modo da far giungere (a parità di tempo d’ esposizione) sempre la stessa quantità della stessa sul fotogramma.

Ad esempio su una spiaggia assolata sarà molto chiuso, mentre in uno scatto serale, molto più aperto.

Questo perché, alla fine, circa la stessa quantità di luce occorre che raggiunga il fotogramma.

 

In fotografia la scala dei diaframmi è composta da cifre che possono partire (su una compatta) ad esempio da un f 2.8 (numero basso = diaframma molto aperto) per finire su un f 9.0 (numero alto diaframma molto chiuso).

 

IL TEMPO DI ESPOSIZIONE

Questo parametro imposta per quanto tempo una determinata quantità di luce (decisa dal diaframma) colpirà il sensore (o la pellicola).

Per la stragrande maggioranza degli scatti che facciamo essa si misura in frazioni di secondo.

Valori molto comuni variano dal 1/40 (un quarantesimo di secondo) ad 1/500 (un cinquecentesimo di secondo) tempo questo, molto comune nelle foto diurne in condizioni di sole.

 

Tenendo sempre presente il concetto che per avere una fotografia corretta dal punto di vista espositivo (foto non ”buia” per la poca luce o non ”sbiadita” dalla troppa luce) occorre sempre la stessa quantita’ di luce, possiamo dedurre che una foto scattata con un tempo di 1/30 a diaframma f  6.3  potrebbe esser scattata anche a 1/60 con diaframma f 4.5 cioè: dimezzando il tempo di esposizione (da 1/30 ad 1/60) abbiamo raddoppiato la quantità di luce passante dal foro (da f 6.3 a f 4.5). Risultato: la quantità di luce finale non è variata, quindi la foto resta esposta correttamente.

 

Ma allora perché modificare, personalizzando questi parametri?

 Il motivo risiede nelle caratteristiche che il diaframma in base alla sua apertura, imprime allo scatto.

Vediamole:

 

diaframmi aperti (da f 2.8 o minore, a f 4.5 circa)

Con questi valori il foro del diaframma è molto aperto; tanta luce può passare per raggiungere il sensore.

Questo comporta (per motivi fisici approfondibili) una profondità di campo molto ridotta, cioè una elevata sfuocatura di tutto cio’ che è fuori fuoco.

Questi valori sono molto usati nei ritratti dove è buona consuetudine mettere a fuoco il solo soggetto sfuocando tutto il resto.

Poiché con essi si ottengono tempi più veloci, i valori di diaframma molto aperto vengono utilizzati anche in caso di ripresa di soggetti molto veloci (ad esempio corse automobilistiche) onde evitare il mosso.

Essi vengono anche impiegati (per lo stesso motivo) in caso di riprese in luoghi bui dove un tempo più lento farebbe risultare mosso il soggetto, od in caso di non uso del treppiede, l’ intera immagine.

SVANTAGGI: i diaframmi molto aperti hanno come difetto (soprattutto su ottiche di basso pregio) di ridurre la nitidezza globale dell’ immagine, anche della zona a fuoco e di accentuare alcuni difetti ottici delle lenti.

Per questo non vanno impiegati in scatti paesaggistici o comunque quando sia particolarmente importante ottenere la massima nitidezza possibile offerta dall’ obbiettivo, ad esempio in previsione di forti ingrandimenti.

 

Diaframmi intermedi (nelle compatte da f 4.5 ad f 7 circa, nelle reflex da f 6.3 a f 13 circa)

Generalmente sono i valori in cui l’ ottica esprime il meglio delle sue qualità e riduce al massimo i difetti ottici.

La nitidezza è alta e la profondità di campo buona soprattutto con focali medio corte (grandangolo) atta a riprese paesaggistiche o panorami.

SVANTAGGI: pochi. L’ unico potrebbe essere relativo alla profondità di campo. Essa potrebbe essere troppo elevata per un ritratto è troppo ridotta per un paesaggio, soprattutto con focali medio lunghe e dove compaiano più soggetti a distanze diverse tra loro ed il corpo macchina.

 

 Diaframmi chiusi (da f  7 in su per le compatte da f 13 in su per le reflex)

Salendo ancora verso l’ alto sulla scala dei diaframmi entriamo nel campo dei diaframmi chiusi.

Qui la profondità di campo diventa elevatissima, possiamo avere a fuoco un soggetto a pochi metri da noi contemporaneamente ad un soggetto lontanissimo.

SVANTAGGI

Lentamente però cominciano a ricomparire alcuni difetti ottici che avevamo lasciato nei diaframmi aperti e ne appaiono di nuovi legati al sottilissimo foro dal quale deve passare la luce.

Questi diaframmi vengono utilizzati principalmente da fotografi in possesso di ottiche di una certa qualità che ad aperture anche di f 13 o f 16 continuano a mantenere bassi i difetti ottici regalando però una profondità di campo elevatissima.

 

Ma diciamo subito che il problema principale immediatamente percepibile da chiunque è quello relativo al mosso.

Infatti per sopperire alla pochissima quantità di luce passante dal foro, la macchina interviene aumentando il tempo di esposizione che può raggiungere svariati secondi se non (su corpi macchina di un certo pregio) addirittura interi minuti e più.

Questo è uno dei motivi (insieme ad altri che qui non citeremo) per cui può capitare di vedere anche in pieno giorno fotografi che operano con la macchina su treppiede.

Quindi per concludere possiamo affermare che i diaframmi chiusi vanno impiegati con parsimonia e solo dopo aver valutato se al loro impiego corrisponda un effettivo vantaggio.

Ultima annotazione. Potrebbe succedere in compatte in cui il tempo minimo di esposizione raggiunga ”solo” l’ 1/2000 di secondo, di dover ricorrere ai diaframmi chiusi in caso di ripresa di soggetti estremamente illuminati od illuminanti (lampadari accesi, fari di autovetture, od il sole). Si verifica cioè che a causa della forte illuminazione e non potendo più ridurre i tempi, la macchina ricorre alla chiusura del foro luce.

 

Abbiamo fin qui visto l’ interrelazione esistente tra tempi e diaframma.

Si può dire che ”al variar dell’ uno varierà in senso opposto l’ altro” al fine di non far cambiare la quantità di luce totale che finisce sul sensore.

Abbiamo anche visto come al variare dei valori corrispondano importanti variazioni grafiche nella fotografia.

 

Passiamo ora ad un terzo parametro influente su tutto il sistema.

Il valore ISO.

 

SENSIBILITA’: ISO

Per ISO intendiamo indicare la sensibilità del materiale

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