PRESENTAZIONE


Questo spazio web, al quale collaborano anche alcuni ‘compagni di viaggio’, nasce nell’ estate 2005 con l’ intento di realizzare sia un punto di appoggio per l’ organizzazione delle escursioni, che come esposizione fotografica.

 

 

Questo sito è dedicato alla fotografia

come passione, come arte, come tecnica.

Ed al suo connubbio con il viaggio.

Elemento spesso imprescindibile del ‘fare fotografia’.

                                         Alberico Minardi

L’ indirizzo a cui contattarmi è shotbit@gmail.com

 

Ringrazio i fotografi Alan Gardini (alangardini@yahoo.it) e Marco Petti (marco_petti@fastwebnet.it) per la costanza, la preparazione e per la loro forza nel portare avanti lo studio e l’ organizzazione di queste escursioni fotografiche

e Maurizio Chelucci per il corso di fotografia messo a disposizione.


 

‘Le fotografie possono raggiungere l’ eternità attraverso il momento’

Henry Cartier Bresson

 

SOMMARIO GENERALE

selezionare ‘sommario generale’ per accedere

 

 

 

 

 

DIRITTI PROPRIETARI

Le immagini contenute in questo sito sono coperte da diritti d’ autore

come da convenzioni della Comunità Europea.

E’ possibile tuttavia utilizzarle per fini personali, dopo averne data comunicazione scritta al titolare

 

bauer minardi alberico cosetta

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La Fée Verte

 

 

 

‘La Fée Verte’ è un lab fotografico che cura le immagini dallo scatto alla stampa finale. Il nome, dal francese, significa ‘la fata verde’ antico soprannome dell’ assenzio, la bevanda degli artisti della ‘Belle epoche’ parigina.

Il fiore all’ occhiello è dato dal trattamento in Photoshop e soprattutto dalla stampa finale, che puo’ arrivare fino al formato A3+ grazie all’ impiego di una macchina al momento quasi unica sul mercato: la stampante Epson R 2400.

Questa stampante per quanto sia dichiaratamente stata studiata per il B/N, offre delle eccellenti prestazioni anche sul colore grazie alle sue 8 cartucce tra le quali spiccano il nero medio ed il nero chiaro, per il tracciamento delle sfumature più minime sia dei grigi che in ‘quadricromia’.

 

Trattiamo anche il ritocco ed il restauro di immagini di terzi.

Per info e contatti: fotografia@tim.it

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VIAGGI IN PROGRAMMA

 

 

Le seguenti uscite sono prossimamente programmate

Potete segnalare la vostra intenzione a partecipare.

Si ricorda che tutte le escursioni menzionate e proposte su questo spazio web sono di carattere fotografico/storico/documentaristico. Pertanto ne è consentita la partecipazione esclusivamente a collaboratori interessati. Alcune località presentano pericoli specifici segnalati durante l’ organizzazione stessa dell’ uscita. I rischi durante le escursioni sono sempre da ritenersi sotto la responsabilità in prima persona degli interessati.

 

 

MAGGIO: Manicomio di Volterra

ANNOTAZIONI: luogo abbandonato/pericolante. Non sorvegliato.

Interessante dal punto di vista storico ed architettonico.

Fu ‘ospitato’ in questo luogo NOF4, pseudonimo di Nannetti Oreste Fernando, passato poi, suo malgrado, alla storia, che ha qui lasciato tracce ritenute rilevanti al fine di una visita.

 

GIUGNO/LUGLIO: ospedale di Cona

ANNOTAZIONI: Luogo abbandonato. Probabile sorveglianza. Segnalata recente attività edile presso un’ ala dell’ edificio.

da valutare.

La visita si svolgerà con lo scopo di documentare uno degli scempi italiani più recenti e poco ‘pubblicizzati’.

 

GIUGNO/LUGLIO: Consonno, i resti della Las Vegas italiana

ANNOTAZIONI: info:www.consonno.it

Luogo semi-abbandonato che non presenta rischi particolari. Accesso libero.

 

APRILE-GIUGNO 2010: visita ad Auschwitz

Visita a carattere umano-storico-culturale. Avrà una durata di circa 4-5 giorni da concordare con gli eventuali partecipanti.

Spostamento in treno od in auto. Contattatemi al più presto


 

 

PROGETTI MEDIO-LUNGO TERMINE

 

CHERNOBYL-PRIPYAT

VISITA IN OCCASIONE DELLA RISTRUTTURAZIONE DEL SARCOFAGO

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Colonia ‘del ventennio’

Nel mese di dicembre 07 dopo diverse settimane di preparativi parto insieme ad un carissimo fotografo di Bologna, Alan Gardini, alla volta una colonia dalla triste storia, di cui al  momento taccio l’ indirizzo per diverse motivazioni.

Giunti sul posto e penetrati facilmente nel giardino interno, siamo accolti come sempre dalle solite faccende: vegetazione spinosa ed incolta, difficoltà nel trovare e capire i passaggi per portarci all’ interno della struttura, mantenere il senso dell’ orientamento.

Questa volta un amico ci dà una mano: il mare, poco distante, col suo frusciare ci fa da bussola.

 

La Colonia vista dalla spiaggia. Impossibile da non percepire l’ impostazione imperialista tipica del ventennio fascista.

Da notare a sinistra la croce ospedaliera

 

La giornata è solare. La luce forte di una giornata limpida ci preoccupa per le riprese interne. Infatti temiamo che l’ elevato contrasto tra la forte luce esterna e quella delle stanze semibuie possa creare bagliori e flare soprattutto con l’ impiego dei grandangolari.

Nell’ immagine qui sopra vediamo una ripresa generale dalla spiaggia nella quale si nota la croce ospedaliera che tradisce subito l’ impiego a cui fu adibita la struttura durante gli anni della guerra.

Ma un altro particolare ritrovato all’ interno ci farà sorgere nuovi dubbi.

 

Quando non si può combattere un nemico… ci si allea con lui…

Ecco come abbiamo ripiegato davanti ad una latitudine di posa impossibile da controllare. Questa immagine riguarda uno dei piani bassi dell’ edificio ed è stata ripresa dall’ interno di una camerata.

 

 

 

L’ apertura di destra è in realtà solo una finestra che dava sulla stanza dove dormiva la ‘signorina’, dalla quale ella poteva controllare i bimbi nella camerata. (E noi speriamo non il contrario!!).

Penso che per poter registrare tutte le luci di questa immagine sarebbe occorsa una pellicola con una decina di stop di latitudine… a questo punto ho esposto per le ombre e questo è stato il risultato. Esattamente dove volevo arrivare.

 

Salendo per i piani iniziano le vere difficoltà. Per l’ ennesima volta ci ritroviamo a rimpiangere di non aver acquistato dei caschetti da edilizia.

La struttura si presenta fatiscente soprattutto nelle due ali laterali molto meno ‘armate’ dello scheletro centrale, edificato sembra solo intorno al ’50 al contrario del resto della colonia che risale al 1938.

Ovunque macerie, calcinacci e buchi nei pavimenti. Procediamo raccontandoci quanto il nostro peso in realtà sia esiguo rispetto alle tonnellate che ci circondano e quanto esso poco possa influire sull’ innesco di un crollo…. ma non ci crediamo molto. Tutto questo però ci porta fino ad un punto estremo dell’ ala nord da una finestra della quale riesco a scattare questa immagine

 

La parte centrale: il refettorio sotto, e lo scheletro sopra, costruito solo intorno al 50 e mai ultimato

 

Terminata la visita alle parti esterne iniziamo a salire sullo scheletro centrale. La struttura in cemento armato si è conservata molto meglio e seppur increduli saliamo ai piani alti.

 

Da qui la vista diventa panoramica assomigliando ora molto a ciò che è visibile da Google Earth. Sullo sfondo la parte bassa dell’ edificio

 

Alan su una rampa che porta ai piani superiori. Infondo un altrio prima delle camerate

 

 

 

Come vi avevo accennato ad un certo punto la nostra attenzione viene catturata da un particolare che stravolge le nostre teorie (e non) sulla storia dell’ edifico. E’ Alan che per primo si accorge di questa scritta all’ interno di una stanza:

 

La scritta all’ interno della stanza

 

Restiamo abbastanza ‘alienati’. All’ istante la mente torna alla croce ospedaliera vista all’ esterno. Diventa quindi probabile che la colonia diventò un ospedale di guerra ma tedesco e no italiano! I dubbi si alimentano poi per giorni, fino a diventare una certezza quando tramite Silvia (a proposito: grazie Prof!!) scopriamo che la frase vuole dire: ‘Essere un tedesco significa essere fedele’.

La scritta è pennellata e sia lo stato di conservazione che la ‘perfezione’ con cui è stata dipinta lasciano dedurre l’ originalità temporale dello scritto.

Trovo questa frase come una voluta offesa agli italiani; infatti all’ epoca della ritirata nazista, passammo per traditori agli occhi dei tedeschi (ma anche di qualche nostro connazionale).

 

Stiamo indagando sulla storia della Colonia, ma nei documenti ritrovati non si discute di quel momento storico.

 

Una maniglia ancora al suo posto

 

Finalmente salendo si giunge agli ultimi piani, ancora calpestabili solo perchè costruiti in anni successivi e con altre tecniche. Dalla sommità dell’ edificio siamo riusciti a scattare questa immagine che mostra l’ intero edificio minore d’ ingresso, dove erano ubicati (secondo i documenti rintracciati) gli uffici.

 

L’ edificio d’ ingresso ripreso da quello principale

 

All’ inizio del servizio si è alluso alla triste storia di questa colonia. Il termine è sorto spontaneo una volta appurato che la struttura non ospitò mai i bambini per la quale essa sorse. O quasi.

Essa infatti fu costruita tra l’ anno 1937 ed il ’39, ma già nel ’43-’44 arrivò la guerra.

Successivamente è molto probabile che restò in disuso fino ai lavori di ristrutturazione del 1950 che però non arrivarono mai a termine e quindi sappiamo per certo che da questa data in poi non fu più utilizzata. Resta l’ incognita dal 1940 al 1943 e… che bandiera portasse come ospedale durante il conflitto.

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FRANCIA

 

Indubbiamente la Francia potrebbe sembrare un posto quasi scontato ed ovvio come luogo da visitare. Magari la si è già vista diverse volte, in stile: ‘Orio al Serio, 2 giorni a Parigi e dintorni, Orio al Serio, casa.’

 

 

Un fotografo con un minimo di esperienza sa che questo non è il modo migliore per portare a casa delle buone immagini. E ciò per diversi motivi. Innanzi tutto per una questione di ‘banalità del luogo’, definizione comunque errata inquanto ‘non esiste un soggetto banale, ma puo’ esser banale il modo in cui si riprende il soggetto’ e sucessivamente per un discorso di tempo. Purtroppo al contrario di quanto molti siano portati a pensare il vero problema e limite di chi fa fotografia, non è il conto in banca, bensì il tempo… il tempo a disposizione… solo il cielo ed i fotografi ‘freelance’ sanno quanto diavolo ne occorre e non basta mai…

Ovviamente la questione tempo è (poteva non essere?) nettamente in contrapposizione con i già citati week end ‘Orio al Serio’ e con… le nostre (vostre) amate compagne di vita.

Il museo del Louvre- Eos 20D Sigma 24-70 2.8

20 sec. a f 9 postproduzione in Photoshop

 

La Torre Eiffel a mano libera appoggiato su

ringhiera

 

Per realizzare questi scatti, che fanno parte di una raccolta ben più vasta, sono partito in direzione dei nostri cugini d’ oltralpe in auto calcolando una permanenza in terra straniera di almeno 15 giorni. Questo mi ha permesso di poter visitare e sostare, senza grossi limiti di tempo, lungo le varie tappe.

 

Parigi da Notre Dame

 

 

 

 

 

Tramonto sulla senna. Parigi

 

 

 

Cio’ premesso voglio segnalare, ma questa scelta deriva da una motivazione prettamente personale, che a Parigi e dintorni ho dedicato solo un paio di giornate. Le vere mete del mio girovagare in terra francese sono state la Bretagna, le coste della Normandia i Castelli della Loira ed i luoghi dell’ impressionismo, tra cui spicca Giverny.

 

 

vedute di Giverny

 

 

Questo è il paesino dove il pittore Claude Monet passò gli ultimi anni della sua affascinante vita. Il posto è letteralmente incantevole, da fiaba. Praticamente tutta la piccola frazione è caratterizzata dallo stile visibile in questi scatti, comprese le piccole pensioni che ospitano a prezzi modici i viaggiatori. Difficilmente ci si imbatte in luoghi così d’ atmosfera, nonostante la Francia sia un po’ il capoluogo d’ Europa da questo punto di vista.

 

La pensione che ci ha ospitato a Giverny

 

L’ ingresso del Museo dedicato a Monet

fu la sua abitazione

 

particolare, sempre a Giverny

 

CONTINUA

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lamiastoria

Sono nato a Milano, ospedale Regina Elena, alle ore 6:55 della mattina del 28 giurno 1973.

All epoca i miei genitori abitavano in via Marco d’ Agrate al civico 31 (o 13) in una palazzina interna rispetto alla strada, andata demolita nella primavera del 2009, accessibile tramite un passaggio carrabile chiuso, utilizzato dai condomini per parcheggiare le auto.

La palazzina era di proprietà della ditta dove lavorava mia madre, stampavano libri.

Oggi (2009) è trasformata in una grossa rivendita di argenteria, sempre lì, al civico 31 (o 13) di via Marco d’ Agrate.
Lei era assunta come contabile. Ancora oggi ricorda il nome delle colleghe e la posizione della sua scrivania, anche se l’ edificio ha subito trasformazioni strutturali abbastanza importanti.
Mio padre era entrato a Marzo in Atm. Come bigliettaio.

Fino all’ anno prima lavorava al bar di famiglia, sito in via Derna angolo via Giuba, venduto nel luglio 1972 anche per via del ritiro di mio padre.


Non posso avere ricordi di via Marco d’ Agrate perchè esattamente il 1 luglio 1974 la mia famiglia si trasferì in zona Loreto/Lambrate, quartiere Casoretto, in via Cambiasi al civico 14/2.

Non conosco esattamente tempi e modi ma tale scelta fu strategica inquanto sia mio padre che mia madre poterono così essere vicinissimi ai nuovi luoghi di lavoro.
Lei negli uffici postali di via Plezzo, lui nel deposito Atm di via Leoncavallo.

Entrambi a pochi minuti a piedi da casa.

Della vecchia casa in via D’ Agrate credo esistano solo delle foto degli interni scattate in presenza di mia nonna materna, negli album di famiglia e credo non molto altro.


PRIMI RICORDI
I miei primi ricordi da bimbo risalgono molto vagamente ad un periodo di qualche mese trascorso intorno al 1977 a casa di zii a Santa Teresa di Riva a causa dell asma, malattia che mi colpì già dall epoca. Qualche altro vago momento riguarda gli asili di via Andrea Costa e Casa del Sole, zona via Padova.

Più concreti, anche se aiutati dalle fotografie, ne ho riguardanti la nascita e soprattutto i primi mesi di vita di mio fratello che vide la luce il 13 aprile 1978 all ospedale Niguarda, sempre a Milano.

Iniziai a frequentare la scuola elementare Tito Speri di via Porpora/Lulli dove, ricordo, per problemi di statica dell edificio venimmo inizialmente alloggiati in prefabbricati di alluminio nel cortile che dà sull ingresso di via Porpora.
Di questi primi due o tre anni ho dei ricordi legati soprattutto ai piccoli amici.
Su tutti l’ indimenticabile Glauco, un vivace ragazzo dai bellissimi capelli castani a caschetto, col quale passavo ogni momento libero la scuola ci concedesse.
Lo rincontrai moltissimi anni dopo, intorno alla prima metà degli anni 2000 nei pressi della Chiesa del Casoretto. Tanta sorpresa, solita capigliatura ma poche battute tra le quali ricordo, mi disse, che ancora abitava, come da sempre, nel quartiere.
Non lo rividi più.


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Nozioni Equipaggiamento

Le escursioni fotografiche sono sempre e comunque possibile fonte di inconvenienti e/o disguidi più o meno importanti, come qualsiasi altro genere di attività.
Nel caso di escursioni verso luoghi impervi o abbandonati ci sono delle aggravanti più o meno consistenti a seconda del luogo visitato.
In generale è opportuno per coloro che si trovano ad affrontare le prime uscite, consultare i titolari delle escursioni in caso di qualsiasi dubbio.
In generale:
ABBIGLIAMENTO: scarpe, sempre e comunque almeno scarponcini da montagna (anche in agosto), salvo diverse indicazioni. Vestiario, a ‘cipolla’ cioè composto da più indumenti sovrapposti anzichè uno solo pesante, in modo da poter seguire gli eventuali cambiamenti del tempo. In particolare è importante potersi coprire in caso di freddo inaspettato e avere dietro una protezione leggera contro la pioggia.
COMPORTAMENTO SUL LUOGO:

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Megapixel, qualità fotografica ed arte in fotografia

Megapixel, qualità fotografica ed arte in fotografia

 

Spessissimo parlando di fotografia, con l’ avvento del digitale, entra a gamba tesa nella discussione il fattore Megapixel.

Il punto è sempre quello: alla fine tutto si riconduce ad una inutile gara di numeri, alla rincorsa del numero di Mp più alto.

Per chiarire ‘definitivamente’ il concetto, occorre allargare la visione del problema, perchè SEMPRE chi imbastisce questo discorso allude alla qualità dell’ immagine fotografata.

 

Prima di parlare di numeri, quindi, vorrei smembrare il concetto di ‘bella fotografia’ nelle sue componenti essenziali che, nel mio modo di pensare, sono 3:

Qualità tecnicaBellezza tecnicaBellezza artistica

Dove per Qualità tecnica indichiamo le capacità della macchina fotografica, per Bellezza tecnica le conoscenze teorico/pratiche fotografiche del fotografo e per Bellezza artistica le capacità innate di chi scatta di saper dare quelle tacche in più ai propri scatti.

 

Come si può notare la mera qualità tecnica è solo un punto dei 3 che concorrono alla realizzazione di immagini di qualità.

E’ solo in questo contesto che assume una sua rilevanza il discorso dei Megapixel.

O per meglio dire, che assumerebbe, inquanto da qualche anno questo valore ha perso totalmente la sua importanza tecnica.

 

Il punto è questo.

Il Megapixel in sè non rappresenta in alcun modo un parametro di misurazione della qualità di immagine.

Ma bensì, se vogliamo, la dimensione massima di stampa del file, mantenendo un dato valore di PDI sulla carta.

Il PDI

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Sulle tracce dello Sbarco in Normandia


SULLE TRACCE DELLO SBARCO IN NORMANDIA

 

 


Finalmente nel corso dell’ estate 2007 riesco ad organizzare e partire per un luogo che da anni assillava i miei desideri, ossia le spiagge dello sbarco anglo-americano sulle coste Normanne, evento che fu’ l’ inizio della fine del secondo Conflitto Mondiale e che portò alla morte migliaia di soldati e civili; una tragedia dentro l’ assurdità della guerra, ma che a quel punto divenne inevitabile.

Dire di aver visitato questo luogo senza aggiungere altro significa dir quasi nulla, infatti la vastità del territorio interessato e le molteplici opportunità di visita, divise tra spiagge, resti bellici, luoghi resi famosi da un evento particolare, Musei a tema e Cimiteri Militari, è così varia che occorre inevitabilmente specificare cosa, si è visto.

Penso che un viaggio che comprenda la visita di tutto ciò che è disponibile in merito agli eventi dello Sbarco in Normandia, richieda dai 5 ai 7 giorni, mattina e pomeriggio dedicati solamente a questo scopo.

 

Tra questa variegata possibilità sicuramente esistono dei luoghi che non è possibile non visitare salendo fin quassù. Uno di essi è sicuramente il Cimitero Militare di Colleville sur Mer. Qui fanno impressionante mostranza di sè 9387 croci di un bianco immacolato su un prato che impressiona senza dubbi il visitatore per quanto sia verde e mantenuto perfetto.

 

Vasca con monumento subito dietro l’ ingresso

 

 

Subito alle sue spalle, le croci

 

 

 

 

 

IN COMPLETAMENTO…

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fare fotografia

FARE FOTOGRAFIA

Con l’ avvento dell’ era digitale, che si è impadronita della fotografia professionale ed amatoriale nella prima metà degli anni 2000, si è verificato un fenomeno atteso e temuto, che ha tanto inesorabilmente quanto relativamente impoverito il ‘fare fotografia’ quanto tale.

L’ impressione di poter fotografare ‘gratis’ ed in quantità indefinita, abbinato alla presenza di fotocamere montate sui telefoni cellulari (quindi un oggetto sempre con noi), che la tecnologia digitale ci fa’ avvertire, ha, agli occhi dei non interessati, fatto decadere parte dell’ interesse e della predisposizione ad esso, nei confronti di questa forma d’ espressione artistica.

Fino a qualche tempo fa, fotografare aveva un costo molto più sentito (il rullino fotografico e lo sviluppo/stampa dello stesso) e la macchina fotografica era un oggetto a se stante, ben definito, che bisognava ricordarsi di ‘prendere’ e che comunque non ci accompagnava ovunque, tanto che molti di noi ricordano la fatidica frase ‘ah se avessi portato la macchina fotografica..’

Oggi tutto questo non esiste più e chiunque in qualsiasi momento può scattare delle immagini, nei momenti più impensati e per i motivi più banali che possano transitare nella mente umana.

Tutto ciò come abbiamo già accennato ha causato un brusco calo di interesse per questo tipo di espressività artistica. Tutti si sentono mezzi fotografi ed il concetto di vedere una mostra , un’ esposizione od un semplice interessamento in tal senso, acquisisce, a volte, come una valenza di frustrazione di sè, o più comunemente, una condizione di non interesse.

Ovviamente esser fotografi, amare e saper padroneggiare la fotografia è tutt’ altra cosa che avere sempre a portata di tasca un sensore dalle dimensioni poco maggiori di un pidocchio con sopra montato un gommino di plastica a forma di lente fotografica.

Analizzando ‘la faccenda’ possiamo dire che (come in passato) ciò su cui il fotografo deve puntare e non può tralasciare nella ricerca di immagini interessanti dal punto di vista artistico può esser riassunto così:

– ORIGINALITA’ DEL SOGGETTO
E’ il caso più facilmente immaginabile da chiunque. Un tramonto in antartico tra sommergibili nucleari russi abbandonati, od una ripresa in primo piano di una talpa nuda africana riscuotono interesse inquanto soggetti inusuali.
L’ originalità del soggetto è un punto da tener ben presente per iniziare a fotografare con determinate finalità.
Il nemico principale è l’ overflow.
Infatti è sempre più difficile riuscire a trovare soggetti inusuali e ‘rari’.

– ORIGINALITA’ DI RIPRESA
Per originalità di ripresa si intendono principalmente due condizioni.
L’ inquadratura, che è fatta da focale e angolo di ripresa e la luce più o meno naturale e più o meno impostata.
Un soggetto non originale ma ripreso da un’ angolazione insolita e/o con un’ illuminazione particolare avrà sicuramente una valenza a se stante.

– ORIGINALITA’ DEL MOMENTO
Come origininalità del momento intendiamo un soggetto magari comune, ripreso con un’ inquadratura anche scontata ma in una condizione temporale particolarmente unica e/o difficilmente ripetibile.
Se qualcuno avesse fotografato l’ affondamento del Titanic, quella foto avrebbe un valore anche inteso come interesse pubblico, elevatissimo.

PAGINA IN COSTRUZIONE, MI SCUSO PER IL DISAGIO

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